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Il CSV Marche sull'aumento IRES per il non profit

Il presidente regionale CSV, Simone Bucchi "Un provvedimento sbagliato e dannoso. Saremo al fianco degli enti del Terzo settore, anche in questa battaglia".

ANCONA - L'emendamento alla legge di bilancio 2019 prevede il raddoppio dell'aliquota IRES per il non profit (dal 12% al 24%). Più precisamente, l'emendamento in questione sopprime la riduzione al 50% dell'IRES, prevista all'art.6 del DPR 601/1973. Tale agevolazione prevede infatti la riduzione della metà dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche, nei confronti dei seguenti soggetti:
a) enti istituti di assistenza sociale, società di mutuo soccorso, enti ospedalieri, enti di assistenza e beneficenza;
b) istituti di istruzione e istituti di studio e sperimentazione di interesse generale che non hanno fine di lucro, corpi scientifici, accademie, fondazioni e associazioni storiche, letterarie, scientifiche, di esperienze e ricerche aventi scopi esclusivamente culturali;
c) enti il cui fine è equiparato per legge ai fini di beneficenza o di istruzione;
c-bis) Istituti autonomi per le case popolari, comunque denominati, e loro consorzi.

L'IRES è un'imposta che colpisce il reddito delle persone giuridiche, quindi anche gli ETS (Enti del terzo settore) che svolgono attività commerciali e che conseguono un utile da tali attività e/o che hanno redditi di altra natura, come ad esempio quelli derivanti da immobili.
Il provvedimento, oltre ad un ampio numero di Enti Religiosi, interessa gli enti del Terzo Settore di medio/grandi dimensioni, che non possono accedere ad altre agevolazioni fiscali riservate al non profit (come quella prevista dalla legge 398/91 relativa alla determinazione della base imponibile in maniera forfettaria).
Il Forum nazionale del Terzo Settore stima che il provvedimento possa arrivare a "costare" al non profit italiano 118 milioni di euro di maggiori imposte e che le organizzazioni interessate in tutta Italia siano oltre 6.000.

Nelle Marche è il settore dell'assistenza che rischia di essere colpito maggiormente, ambito in cui operano realtà importanti, che rischiano di trovarsi raddoppiati i costi fiscali, con conseguenti pesanti ripercussioni sull'attività istituzionale.
Il CSV Marche (Centro servizi per il volontariato) è da sempre a supporto di questi enti, e sarà al loro fianco anche in questa battaglia, una questione di civiltà e di riconoscimento dell'immane lavoro che hanno fatto nella loro storia le organizzazioni non profit delle Marche.
"Non crediamo che possano essere accostate al nostro mondo figure retoriche come quella dei "furbetti" o altri esempi di scorrettezza che vengono citate al solo scopo di fare cassa a svantaggio di persone già messe a dura prova dalla vita. - commenta il presidente del CSV Marche, Simone Bucchi - Saremo al loro fianco osservando, con la massima attenzione, gli sviluppi di questa amara vicenda e lo faremo intervenendo, se necessario, esclusivamente su fatti reali. Ci aspettiamo pertanto un decreto che annulli questa scelta sbagliata e dannosa".

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