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Tutti i numeri sul carcere

Sovraffollamento oltre il 173 per cento. Antigone: “Scarso uso di pene alternative”

ROMA - Il 6,4% dei detenuti con sentenza definitiva, 2.459 persone, sono in carcere per una condanna a meno di un anno, per fatti di scarsissima rilevanza penale. Il 26,9%, 10.399 persone, per una condanna inferiore ai 3 anni, dunque verosimilmente nei termini per misure alternative alla detenzione. Il 37,4%, 23.923, non è un condannato, ma è in custodia cautelare, “un numero senza confronti in Europa”. Al contrario i condannati con pene superire ai 10 anni, compresi 1.581 ergastolani, sono appena il 10%.

Scarso uso di pene alternative - Questi numeri fanno dire all’associazione Antigone, nel monitoraggio annuale sulle condizioni di detenzione, che “le carceri esplodono per lo scarso uso delle misure alternative e per l’elevato ricorso alla custodia cautelare”. Sono solo 832 i detenuti in semilibertà di cui 81 stranieri, 10.992 sono in affidamento in prova al servizio sociale di cui meno di un terzo per motivi legati allo stato di tossicodipendenza; 10.189 attualmente in detenzione domiciliare; 12.741 sono usciti con la legge sulla detenzione domiciliare del 2010. Inoltre 3.003 sono le persone in libertà vigilata, 558 i detenuti che svolgono in lavoro all’esterno, 4.159 sono quelli a cui è concesso la partecipazione a lavori di pubblica utilità per avere violato codice strada. “Le direzioni e la magistratura di sorveglianza non osano”, dice l’associazione e “la legge Fini-Giovanardi sulle droghe è fallita nel suo tentativo di pensare a ingressi in comunità terapeutiche”. Un punto sul quale è intervenuto il decreto varato martedì, che accresce l’affido terapeutico per i detenuti tossicodipendenti e modifica la Fini-Giovanardi con il reato di “spaccio lieve” con pene da 1 a 5 anni.

Italia incivile - Il nostro paese si conferma agli ultimi posti in Europa per civiltà nelle carceri: con 64mila detenuti e un tasso di sovraffollamento “ufficiale” al 134,4% è molto distante dalla media Europea che è 99,5%. Ma l’associazione Antigone, nel suo monitoraggio annuale, rileva come il dato sia falsato, poiché tiene conto della capienza regolamentare di 47.649, mentre è ormai riconosciuto, anche dalla Guardasigilli Annamaria Cancellieri, che i posti effettivi sono all’incirca 37mila. La percentuale “schizza” quindi ad oltre il 173%. Considerando i dati ufficiali, ci sono regioni dove le statistiche sono anche peggiori: la Liguria è al 169,9%, la Puglia al 158,1%, l’Emilia-Romagna al 155,9% e il Veneto al 153,4%. Le detenute sono 2.789, il 4,4% della popolazione carceraria. I numeri piu’ alti nel Lazio, 507, e in Lombardia, 549.

La recidiva - Dei 66.028 detenuti presenti al 30 giugno 2013 solo 28.341, il 42,9%, erano alla prima carcerazione. Il restante 57% tornava in carcere dopo esserci già stato. Il dato emerge dal monitoraggio delle carceri svolto da Antigone, che commenta: “Il carcere è una macchina costosa che alimenta se stessa, crea la propria domanda, indifferente al proprio fallimento”. Da anni Antigone denuncia come sul tasso di recidiva incida la condizione inumana delle carceri, dove meno di 3mila detenuti sono coinvolti nella formazione professionale, solo 1.266 lavorano fuori dall’istituto, quelli che si sono laureati dentro sono 18, “pochi e non valorizzati”. Sono 11.579, inoltre, il 17,5% dei presenti i detenuti che lavorano per l’amministrazione penitenziaria: “Una percentuale – sottolinea Antigone – decisamente bassa rispetto al passato, ma che sarebbe ancora più bassa se negli istituti non si ricorresse al frazionamento sempre maggiore dei posti di lavoro”.

Fonte: http://www.volontariatoggi.info/

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